lunedì 9 marzo 2020

Quando gli Italiani Emigrati negli Usa venivano messi in quarantena. Mentre da noi Immigrazione selvaggia senza controlli


Ellis Island, l’isola-avamposto nel porto di New York di fronte alla Statua della Libertà, il primo lembo di suolo americano dove venivano tenuti in quarantena coloro che chiedevano di entrare negli Stati Uniti come emigranti. In pratica una struttura antesignana dei nostri odierni Cpt, i Centri di permanenza temporanea istituiti nel nostro Paese per fronteggiare gli afflussi di immigrati provenienti dal Nordafrica. 

 Chi all’epoca arrivava ad Ellis Island – furono 12 milioni fra il 1892 e il 1924 – trovava subito ad aspettarlo una dura selezione che rispediva indietro malati e “poco intelligenti”. 

 Il 17 aprile 1907 fu un giorno da record: si toccò una cifra di sbarchi non più raggiunta negli anni successivi. È rimasta una data simbolo, per ricordare quanto hanno vissuto oltre 25 milioni di italiani che complessivamente – diretti verso i cinque continenti – hanno lasciato la patria fra la metà dell’800 e la metà del ‘900. A mia memoria, c’erano due luoghi di sbarco: uno per gli italiani e gli africani e l’ altro per il resto del mondo. 

Tanto per ricordarlo

 

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