venerdì 5 giugno 2020

OBAMAGATE ITALIA: E ora rischia anche l’ex ambasciatore in Italia , John Philips


Il senatore repubblicano Ron Johnson del Wisconsin ha sottolineato di essere più che “sbalordito” dall’ampiezza della corruzione del governo Usa nella transizione del potere tra le presidenze di Barack Obama e Donald Trump. 

Come riporta La Verità, il Senato americano si prepara ad accendere i riflettori su John Phillips, ambasciatore americano in Italia dal 2013 al 2017. 

Proprio Johnson, come ha stabilito la commissione per la Sicurezza interna da lui presieduta, gli ha concesso la facoltà di emettere ordini di comparizione per quei funzionari dell’amministrazione Obama che chiesero di svelare il nome di Mike Flynn nelle conversazioni intercettate, in cui era rimasto coinvolto. 

Tra questi c’è proprio Philips, grande “supporter” dell’ex premier italiano.

Come me riporta Forbes c’è anche Philips nella lista dei 39 ex funzionari dell’amministrazione

Usa che chiesero che l’identità di Michael Flynn fosse rivelata nei rapporti dell’intelligence – un processo noto come unmasking – secondo i documenti resi disponibili a due senatori repubblicani dal direttore dell’intelligence nazionale Richard Grenell. 

Oltre all’ambasciatore compaiono, tra gli altri, Joe Biden, i nomi dell’ex direttore dell’Intelligence nazionale James Clapper, divenuto poi uno dei più vocali detrattori del presidente Trump; dell’ex direttore dell’Fbi James Comey; dell’ex capo del personale della Casa Bianca, Denic McDonough. 

Tra i nomi spunta poi anche quello di Kelly Degnan, ex vice capo missione all’ambasciata di Roma, il che fa supporre che il nostro Paese possa essere in qualche modo coinvolto dalla controinchiesta dell’amministrazione Trump sulle origini del Russiagate.

Come ricordava La Stampa lo scorso febbraio, proprio a Roma, il 3 ottobre 2016, si era svolto un incontro segreto e cruciale tra gli investigatori dell’Fbi e Christopher Steele.

Quel tweet di Trump che coinvolge Roma Un paio di settimane fa, nella raffica di tweet del presidente Usa contro il suo predecessore Obama, accusato dall’attuale inquilino della Casa Bianca di aver tentato di “sabotare” la sua presidenza confezionando delle false accuse di collusione con il Cremlino, Donald Trump ha ritwittato l’esperto dell’Hoover Institution Paul Sperry, il quale cita un nome in particolare: l’agente dell’Fbi Michael Gaeta, assistente legale presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Roma

Sperry scrive: “Gaeta, il contatto dell’Fbi di Christopher Steele”, autore del falso dossier sul Russiagate ed ex spia britannica, “ha testimoniato di aver incontrato “quest’ultimo il 5 luglio 2016 e di aver concluso i suoi rapporti con Steele nel novembre 2016 nei rapporti Fd-1023 ma l’Ig Horowitz non menziona tali rapporti”. 

Un nome, quello di Gaeta, che porta sempre sulle tracce della Capitale, epicentro delle trame contro il presidente Usa.

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